Call Us Icon Chiama 080 5722733   Contact Us Icon Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  facebook

Centro Acustico Bari Srl

CHE COSA PROVOCA L'ACUFENE?

Vi sono diverse teorie neurofisiologiche sulla generazione e sul luogo di origine dell’acufene. Nessuna teoria è stata dimostrata valida in modo definitivo, ma alcune sono state studiate più di altre. L’intento di questa guida non è passare in rassegna tutti i modelli e le teorie, ma esaminare uno dei modelli più comunemente accettati sull’origine dell’acufene. È importante ricordare che le cause effettive dell’acufene ancora ben comprese.

Oltre i fattori neurofisiologici, vi sono quasi sempre influssi psicologici che svolgono un ruolo significativo nella percezione dell’acufene. È importante considerare entrambi questi aspetti per offrire un programma terapeutico ai pazienti affetti da acufene.

Un modello neurofisiologico ben accettato è quello dell’attività spontanea dell’apparato uditivo, in assenza di stimolazione acustica. Secondo questa teoria, il danneggiamento delle cellule ciliate della coclea può rientrare fra le cause dell’acufene. La coclea presenta due tipi di cellule ciliate: le cellule ciliate esterne e interne. Le cellule ciliate esterne agiscono da “regolatrici del guadagno”, per i suoni in ingresso a basso livello, e inoltre forniscono proprietà inibitorie alle cellule ciliate interne. Queste ultime sono responsabili principalmente dell’invio dei segnali acustici in ingresso attraverso il tronco encefalico uditivo fino al cervello, per essere elaborati nella corteccia uditiva. Le cellule ciliate esterne sono le più esposte e spesso sono le prime a essere danneggiate.

Quando le cellule ciliate esterne sono danneggiate, non sono in grado di fornire le proprietà inibitorie alle cellule ciliate interne e ai livelli corticali superiori. In questo modo si indebolisce la capacità delle cellule ciliate esterne di impedire ai neuroni di attivarsi in assenza di stimoli uditivi in ingresso. In seguito, quando si attivano spontaneamente i neuroni che vanno dalle cellule ciliate interne al tronco encefalico uditivo e da questo alla corteccia, tali neuroni inviano al cervello i comuni segnali nervosi anche se non vi è stimolazione acustica. In assenza di segnali uditivi in ingresso, questa attività spontanea viene amplificata dall’apparato

percezione anomala

uditivo, con la conseguenza della percezione dell’acufene, come illustrato nella Figura 1 qui sopra.

L’acufene non si limita al solo danneggiamento delle cellule ciliate esterne, poiché le ricerche hanno indicato che anche il danneggiamento delle cellule ciliate interne può svolgere un ruolo nell’acufene. Questo lascia supporre che vi siano meccanismi supplementari a loro volta responsabili della generazione dell’acufene, altre al danneggiamento delle cellule ciliate esterne.

La persona che percepisce l’acufene può prestarci molta attenzione o meno. Nel caso in cui venga ignorato, l’acufene assuma una bassa priorità e spesso si “mescola” al rumore di fondo e non viene considerato molto. Nel caso in cui venga ritenuto di priorità elevata, l’acufene può diventare un centro di attenzione per il paziente. Se questa elevata priorità dell’acufene prosegue per un periodo di tempo prolungato, il cervello imparerà a rilevarlo facilmente, anche in presenza di altri rumori di fondo. Un acufene continuo può causare ansia e stress in molti pazienti. Una volta stabilito questo collegamento, può avere inizio un ciclo

figura 2

che include il sistema limbico (emozioni/associazioni) e il sistema nervoso autonomo (reazioni fisiche/organiche).

Questo ciclo può essere descritto come da figura 2: Il circolo vizioso.